PRIMITIVE ELEMENTS

Dal 22 Ottobre al 14 Dicembre 2019
Opening 22 Ottobre - H. 19.00
GALLERIA DELLE STELLINE
C.so Magenta 59 - Milano
A cura di Filippo Maggia


VIANDANTI A SUD - PINO PASCALI MUSEUM

VIANDANTI AL SUD

Dal 5 Luglio fino al 15 Settembre 2019
Fondazione Pino Pascali
Via Parco del Lauro 20
70044 Polignano a Mare


WATERSCAPES

WATERSCAPES

OPENING MONACO DI BAVIERA ON 14/09/18


A WHITE TALE

A WHITE TALE

FONDAZIONE MUSEO PINO PASCALI
POLIGNANO A MARE

Al Museo Pino Pascali, la doppia personale che mette in dialogo uno scultore, Iginio Iurilli e un fotografo, Francesco Bosso, intorno al concetto di bianco, inteso come elemento assoluto, trascendente.

La Fondazione Museo “Pino Pascali” di Polignano a Mare dedica una doppia personale – che inaugurerà sabato 25 febbraio alle ore 19 – a Iginio Iurilli e Francesco Bosso. Intitolata A White Tale, la mostra si configura nel salone centrale del Museo come un dialogo tra uno scultore, Iginio Iurilli e un fotografo, Francesco Bosso, intorno al concetto di ‘bianco’, inteso come assoluto, trascendente, spirituale. Iurilli lavora sul concetto di materia espansa con sculture di polveri di marmo, gesso, sale marino, costruendo un alfabeto linguistico mediterraneo.

Bosso presenta, invece, una visione minimalista, mostrando il paesaggio in una sublime semplicità. Immagini di una natura in cui il concetto di sacro si dissolve lentamente nel biancore della purezza. La mostra è a cura di Antonio Frugis e il catalogo ospita un saggio del critico Walter Guadagnini. Scrive Rosalba Branà in catalogo “Il mare, l’acqua, il sale sono gli elementi che compongono il dialogo tra uno scultore e un fotografo, un dialogo muto che fa pensare al personaggio di Baricco in ‘Oceano Mare’, Plesson, il quale dipinge il mare con l’acqua di mare e quando sulla tela anche le leggere ombre d’acqua lasciate dal pennello si asciugano e ritorna il bianco, si viene immersi in un silenzio illimitato…” Ora, il bianco si afferma anche come filo conduttore di un'intera mostra, White Tale, con un leggero ma significativo cambiamento rispetto al titolo di uno dei volumi più impegnativi dell'autore, quel White World pubblicato nel 2013 e considerabile come primo capitolo di una trilogia della natura caratterizzata dalla dialettica tra ordine e disordine. Un piccolo cambiamento linguistico, ma che sottende un'evoluzione non tanto della poetica di Bosso, quanto del rapporto tra il fotografo e i propri soggetti. Ancora una volta, è il caso di riandare a uno dei modelli riconosciuti dell'artista, Ansel Adams, che a partire da una lettura del paesaggio in chiave di documentazione prima e di interpretazione poi, è giunto a un impegno totale, di vita, nei confronti del parco nel quale operava: una presa di coscienza che passa attraverso la fotografia, e che ad essa ritorna modificandone gli accenti. Bosso non legge ormai più le formazioni bianche che incontra lungo il suo percorso come semplici, seppur mirabolanti, frammenti di un mondo che la fotografia può al tempo stesso ridare e reinventare; le legge invece come favole, come proiezioni di una realtà nel campo della fantasia.

Ma questo non accade perché il fotografo abbia deciso di allontanarsi dalla realtà, anzi, è proprio la coscienza della drammatica situazione in cui versa il pianeta a portare la selezione delle opere verso una mediata – ma non per questo meno efficace – funzione di testimonianza. E' uno dei paradossi di cui si nutre oggi questa fotografia, che si presenta come fuori dal tempo, come apparizione di una sospensione spazio-temporale, e allo stesso tempo punta il dito sulla contingenza più smaccata, sulla vera e propria attualità di un tema che dovrebbe (e purtroppo non è), essere al centro di ogni decisione presa dall'umanità, almeno da questo momento in avanti, quando i dati sul rischio di sopravvivenza del pianeta non sono più archiviabili come eccessi di allarmismo di scienziati in cerca di pubblicità. Ecco, Bosso non cambia le proprie immagini, non cambia il proprio linguaggio, ciò che è stato scritto sulla sua fotografia rimane valido anche oggi; eppure, i soggetti degli ultimi scatti parlano in modo diverso, raccontano una storia diversa, vengono percepiti secondo una differente prospettiva. Guardare oggi quegli iceberg significa guardare un mondo che va scomparendo, o forse proprio il mondo che va scomparendo.

La visione non può più essere pacificata (se mai lo è stato in questa fotografia), porta con sé la coscienza non tanto di una perdita, quanto di un rischio. Ancora, è il sublime, ma questa volta, in questo frangente, è un sentimento che non nasce solamente dalla dismisura, nasce anche dall'inquietudine. Un'inquietudine generata dalla bellezza, qui sta il paradosso di queste immagini, nelle quali peraltro si dimostra una volta di più come la fotografia possa giocare le proprie carte attraverso la molteplicità di significati che possono legarsi a un'immagine, persino indipendentemente dal contesto. In questo senso, assieme alla lezione di Adams, non può non venire alla mente anche quella, diversa per impostazione e risultati, ma non così distante negli intenti etici e nelle risoluzioni tecniche, di Sebastiao Salgado. Senza dubbio il fotografo brasiliano ha un'impostazione dichiaratamente ideologica, che guida il suo percorso sin dalle origini, e che si evidenzia nella dominante presenza umana all'interno delle sue immagini; però è anche vero che comune ai due è una visione della fotografia che passa attraverso l'assunzione della bellezza, che comunica attraverso di essa le più differenti concezioni della realtà, del mondo nella sua complessità (e non va dimenticato che comunque, pur in assenza di intenzionalità socio-politiche, lo stesso Bosso ha fotografato, all'inizio della sua ricerca, luoghi e persone, anche meno estremi di quelli che predilige oggi). Come se, in qualche modo, il confronto con la natura oggi non possa che risolversi in una presa di coscienza, non possa più confidare solo sul fascino, indubbio e irrinunciabile, dei soggetti prescelti, ma debba (e voglia) diventare anche qualcosa di altro. Come quei maestosi iceberg la cui grandezza oggi ricorda primariamente la loro fragilità, mentre un tempo era associata solamente alla loro forza, alla potenza in grado di far affondare il Titanic. Il mondo bianco è diventato una favola bianca, e come tutte le favole ha anche una morale. Walter Guadagnini


LAST DIAMONDS

LAST DIAMONDS

 

MIA PHOTO FAIR

The Mall Porta Nuova Milano
29 Aprile – 2 Maggio 2016
Stand 32A

La ricerca fotografica di un artista del paesaggio contemporaneo.
La virtù estetica incontra il rigore tematico e la caratura concettuale

Bosso presenta un’anteprima del suo ultimo lavoro, il titolo suona drammatico e ci dà subito la misura di un impegno che l’Autore coltiva da tempo nella salvaguardia dell’Ambiente e della Natura in tutte le sue forme.
Attraverso il medium fotografico pur lavorando con mezzi classici e materiali tradizionali, offre all’osservatore una visione che va oltre ed esprime concetti contemporanei, ma soprattutto cerca di diffondere e condividere quel sentimento insito nella Natura che può trasmettere ammirazione e sgomento al tempo stesso.

Una drammatica bellezza si cela dietro questi giganteschi “frantumi” di ghiacciai che si stanno sciogliendo più velocemente del previsto dal 2012!
Il “Global Warming” sta letteralmente divorando i ghiacciai della Terra; racconta l’Autore:
“Viaggiando ai confini dell’Artico ho raccolto forti emozioni, la fluidità di un simile paesaggio naturale è sconvolgente, se ne percepisce immediatamente la fragilità e soprattutto si tocca con mano il disastro in corso. Sebbene l’Artico sia tanto lontano, in realtà rappresenta il termometro della Terra, è importante che la gente apra realmente gli occhi su ciò che sta avvenendo a causa del riscaldamento globale. Questo progetto è ispirato da un contesto di ampia condivisione delle attuali problematiche ambientali del Pianeta, con l’obiettivo di denunciare lo scioglimento dei ghiacciai causato dai cambiamenti climatici e vuole essere il mio modesto contributo a sensibilizzare il pubblico affinché aderisca ad un’etica di CONSERVAZIONE di quello che è bello ed esiste e che non possiamo permetterci di perdere. Le immagini decantano la bellezza dell’Artico attraverso le emblematiche icone dei grandi Icebergs, ma offrono all’osservatore un serio spunto di riflessione.”

Icebergs ormai sempre più rari e preziosi, gioielli della natura a rischio di estinzione, hanno una vita breve, a volte solo poche settimane, eppure si mostrano fieri come montagne rocciose, inesorabilmente il vento ed il mare ne scolpiscono le pareti creando forme mutevoli senza sosta.

Il dialogo tra Arte e Ambiente può facilitare il processo del cambiamento, favorendo la percezione del problema, la Sostenibilità richiede assolutamente nuovi modi di rapportarsi con la Natura, tutto ciò è indispensabile per evitare “il punto di non ritorno”!


TGCOM INTERVIEW

An excerpt of the interview held to mark the MIA Milan International Art Fair, on TGCOM.
Francesco Bosso and other prominent authors such as Fontana, Glavin, tell the impressions and the different points of view on this important event in Milan dedicated to photography, is the introduction of Castles Deus machina event.


FESTIVAL DEI DUE MONDI – WHITE GOLDEN DARK

Francesco Bosso in Spoleto presents the new series “After Dark”, in addition to previous “White World” and “Golden Light”. A triple shooting in the scenic trip that turns into pictorial material, including infinitesimal variations of black and white and its stirring, dreamlike abstractions and calibrated geometry. VISUAL ARTSBUILDING COLLICOLA presents Francesco Bosso White Golden Dark By Gianluca Martians The exhibition is included in the official program of the Festival of the Two Worlds 28 June to 28 September 2014 Press contact About www.palazzocollicola.it Museum System: ufficiostampa@sistemamuseo.it PRESS 6Glab@seigradi.com Francesco Bosso / WHITE GOLDEN DARK by Gianluca Martians

The photographic study of an artist of the contemporary landscape
The virtue aesthetics meets the rigorous thematic and conceptual caliber
Three loops on the edge of evolutionary continuity. A unified vision

Francesco Bosso in Spoleto presents the new series “After Dark”, in addition to previous “White World” and “Golden Light”. A triple shooting in the scenic trip that turns into pictorial material, including infinitesimal variations of black and white and its stirring, dreamlike abstractions and calibrated geometry. Here, the pure photography that exceeds the boundary of technological time, crossing the threshold metaphysical space alien, places that become mental geography, the beautythat feeds images as well, rarefied as the placid water of a northern sea. GOLDEN LIGHT is figurative immersion in the Icelandic landscape. Boxwood has found analchemical harmony with the northern island, a box of precious intonations which is expressed in the rigor sacral atmosphere, plastic volumes in the mountains, in the density of oily water, as if it had mercury that holds the light, irradiating a metallic sheen and solarized-ray. Here the light expresses a peak modeling, profilingbecomes solid matter volumes of the landscape, to the point of making the color a sum epidermal and muscle. AFTER DARK ideally continues the search for the “Golden Light”, along a gradual descent into darker tones, modulations detailed gray, and marked contrast between the strong abstraction of the frame. Everything here is pure essence, the archetype of mental forms, geometry sidereal crosses the organic cycle of figuration naturist. The image is purified from all drossiconography, following the architectural imprint of Cartier-Bresson, creating sublime visions that move away from the ground and draw imaginary. WHITE WORLD is the cycle of saturation, the vertigo of white sidereal ecstasy that leads to the dark necessary. Spaces narrated confirm pictorial Bosso and his abstract consciousness, a code expression that seeks the Platonic ideal beyond the surface, beyond appearances emotionality objective, the poetic act beyond the fact narrated. Many expertspoint to the eyes on the talent of Boxwood. His view of the scenic landscape harmonious with the breath of Romantic painting Caspar David Friedrich to understand,metabolized and sized on the weight of contemporary photography. Always prefer the black and white modular, made up of many variations of gray and tonal scales in between. His expression think in a pictorial way, naturism in powerful landscape. A visual methodical and slow, the result of long waits in the places chosen, precious materials to be printed, techniques from the infinitesimal calibrations. The result is a journey of its cycles suspended, gaseous stage of the look, pure abstraction inthe power of the path taken. Boxwood seems to draw the rarefied air, giving density to the air, the skies, the water surfaces … its places are transformed into limboalien, devoid of humanity in the field, a metaverse floating imprinted on the gravity of reality. Writes Martians in “White World”, “The works of Boxwood are daughters of a respectful approach, full of living experience and a sense of roots. You understand that in his world coexist machinery valuable to history, ancient techniques ofprocessing and printing, fine papers which embodies the timeless look of the author. Do you feel the echo of some masters such as Edward Weston, Ansel Adams, John Sexton, Irving Penn, generally feel the timeless traditions of a photographic approach beyond fashion, beyond the pure technology, as well as the easy media effects … “WHITE GOLDEN DARK … three words from each of the cycles present in the Palazzo Collicola three interior views that condense in the dynamic pace of the colors … the white lights up the fulness optical and suspends the physical elements … the gold that adds precious ancestral places, their memory of longcourse, resistance that spans the mineralized human … the dark which adds to the smell of the night, the mystery of the hidden side, the depth behind every glare, behind all magic valuable. Gianluca Martians “… These are places from solid impact naturist, progeny monolithic imposing his size archaic in a constant strategy of resistance … … The distances dwindle under the breath of view of the author, it disappears every social aspect in favor of a ‘homogeneous planetary arrangement. Several chapters conscious places like the look slow, deep, rational: to tell an epic planetary rings with stone percussion, strings of trees, the wind of the wind, the keys Juventus sea. And ‘the visual music of entropy, the hook harmonic That Shakes the planet while breathing oxygen from its multiple spaces.


DISCORSI FOTOGRAFICI | INTERVIEW

Fotobar with Silvio and Federico on the latest news and some discussion on trends cameras. Today’s guest is the artist of the black and white photographer Francesco Bosso.

ASCOLTA L'INTERVISTA


PARIS PHOTO 2014

On the final day of the fair Paris Photo, arriving interviews Artribune to the protagonists that tell what happened.