Smith Davidson Gallery

“A landscape is in reality a vision in which atmospheres and states of mind melt together in something unique”

SmithDavidson Gallery is pleased to announce the new collaboration with Italian photography artist Francesco Bosso. Bosso is one of the most important landscape photographers in the country and his mesmerising large scale works are a striking reminder of both the beauty and fragility of the nature around us.
His works will be presented by SDG at Photo London in May and a new project by the artist will be released in 2022.

Water Wall, Iceland
2012

Silver gelatine print
90 x 120 cm
Edition 9

Francesco Bosso (Italy, 1959) is one of the leading Italian black-and-white photographers of landscape and the wildness of nature.

His meticulous artistic investigation is aimed at isolating natural forms and elements in untouched places, where silence reigns supreme—a mix of “atmospheres” and deep thinking, concepts that he consistently attempts to express in a whisper, rather than a roar, in an attempt to put the observer perfectly at ease.

“A landscape is in reality a vision in which atmospheres and states of mind melt together in something unique”, the artist affirms, inspired by the poetry of Walt Whitman and by an Asian, almost Shintoist approach.

His visual conceptualisation, his extraordinary mastery of large-format photos, and his virtuosity in the darkroom allow him to produce photographic works characterised by intensely nuanced gradations of black and white and exceptional depth of tonal contrasts.

His works reveal a kind of theoretical and creative fundamentalism, in constant tension with analytical depth, the act of creation, and a reductionist spirit. These undergo a process of obsessive subtraction, reducing scenes to their bare minimum, since the superfluous becomes chaos and confusion. The photos subvert our contemporary context, which goes in an entirely different direction.

After years devoted to ethnographic research in China and many African countries—documented in two books of photographs, Swahili: African Portraits and China Crossing—he turned to the natural world as the foundation for his thinking, of his studies of the effects of light, developing a deep approach to photography and total control of the photographic process that allow him to transfer to the viewer something more that goes beyond a mere image.

In 2014, his works were exhibited at the Museo delle Arti Visive in Spoleto. This impressive show was the culmination of almost eight years of work and represented a magnificent voyage in abstraction, integrating panoramic photography and pictorial subject matter.

In 2015, Bosso participated in the 56th edition of the Venice Biennale, in which he presented his imposing triptych “Arrays” as part of the exhibition Present Nearness.

His works are included in important public and private collections, and exhibitions of his photos have been mounted by national and international institutions like Camera Museum in Torino, Pignatelli Museum in Napoli, Pino Pascali Museum in Polignano, Visual Art Museum in Spoleto, Candiani Cultural Center in Venice, National Museum of Photography in Brescia, as well as the Cultural Centre Museum in Hong Kong, and the M50 Space Gallery in Shanghai. He has also had noteworthy solo shows in Munich, Paris, Karlsruhe, and Brussels.

Apocalyptic, Iceland
2013

Silver gelatine print
90 x 120 cm
Edition 9

Diamond #4, Greenland
2015

Silver gelatine print
90 x 120 cm
Edition 9

Embrace, Puglia
2021

Silver gelatine print
120 x 90 cm
Edition 9


Alive

Francesco Bosso
ALIVE

Gli ulivi di Puglia protagonisti di un progetto fotografico nato dalla passione per la Terra e dalla necessità di sensibilizzare al tema della tutela ambientale un progetto espositivo e di raccolta fondi realizzato in collaborazione con la Fondazione Sylva

24 luglio – 30 settembre 2021
Castello di Tutino, Tricase (LE)

Ufficio stampa
Lara Facco P&C
Viale Papiniano 42 | 20123 Milano
T. +39 02 36565133 | E. press@larafacco.com
Lara Facco | M.+39 349 2529989 | E. lara@larafacco.com Marta Pedroli | M. +39 347 4155017 | E. marta@larafacco.com

Art Consultant
Francesca Malgara
T. +39 335 5497670 | E. f.malgara@gmail.com IG: icollectphotography

Fondazione Sylva
Anna Piccinni
info@fondazionesylva.com
+39 3493679423

Per info e Dati tecnici : https://fondazionesylva.com/artwork/

Lecce, 13 luglio 2021. Un viaggio intrapreso da anni tra i palcoscenici dei meravigliosi ulivi di Puglia: quelli del Nord ancora maestosi, forgiati dalle forze della natura nel corso dei secoli, e quelli secchi del Salento, distrutti irreversibilmente dalla Xylella. Con ALIVE ancora una volta il fotografo Francesco Bosso torna a dare voce a un tema per lui centrale: la passione per la Terra, il rispetto dei luoghi e la necessità di stimolare più persone possibili allo sviluppo di un’attitudine alla tutela della Natura e dei processi ecologici.
Nato in collaborazione con la Fondazione Sylva – testimone
ALIVE raccoglie alcuni scatti realizzati in Puglia esposti da
Sabato 24 luglio al 30 settembre 2021 al Castello di Tutino, a Tricase in provincia di Lecce.
“Siamo onorati e felici di collaborare con Francesco Bosso uno dei principali fotografi italiani – ha dichiarato il Presidente di Fondazione Sylva Luigi de Vecchi – essendo pugliese ha potuto testimoniare in prima persona il flagello operato dalla Xylella sugli ulivi salentini. Lo ringraziamo per la sua sensibilità su questo tema e per la sua generosità.”
“Una sensazione terribile che avevo già vissuto nell’Artico – racconta Bosso – quando ho fotografato gli Iceberg battezzandoli poi come Last Diamonds, gli ultimi gioielli che la calotta polare ci stava offrendo, sotto la minaccia del riscaldamento globale e quindi della fusione irreversibile”.
Fotografo di paesaggio formatosi alla scuola americana dei Weston e di Ansel Adams, padri fondatori della fotografia paesaggistica, Francesco Bosso lavora esclusivamente in bianco e nero, scattando su pellicola di grande formato con banco ottico e stampando personalmente tutte le opere su carta baritata alla gelatina d’argento e trattamento al selenio, con un processo artigianale.


PRIMITIVE ELEMENTS

PRIMITIVE ELEMENTS
Museo Villa Pignatelli – Casa della fotografia
A cura di Filippo Maggia
Napoli, dal 15 Ottobre 2020 al 6 Gennaio 2021
Dal 22 Ottobre al 14 Dicembre 2019
Opening 22 Ottobre - H. 19.00
GALLERIA DELLE STELLINE
C.so Magenta 59 - Milano
A cura di Filippo Maggia


VIANDANTI A SUD - PINO PASCALI MUSEUM

VIANDANTI AL SUD

Dal 5 Luglio fino al 15 Settembre 2019
Fondazione Pino Pascali
Via Parco del Lauro 20
70044 Polignano a Mare


WATERSCAPES

WATERSCAPES

OPENING MONACO DI BAVIERA ON 14/09/18


A WHITE TALE

A WHITE TALE

FONDAZIONE MUSEO PINO PASCALI
POLIGNANO A MARE

Al Museo Pino Pascali, la doppia personale che mette in dialogo uno scultore, Iginio Iurilli e un fotografo, Francesco Bosso, intorno al concetto di bianco, inteso come elemento assoluto, trascendente.

La Fondazione Museo “Pino Pascali” di Polignano a Mare dedica una doppia personale – che inaugurerà sabato 25 febbraio alle ore 19 – a Iginio Iurilli e Francesco Bosso. Intitolata A White Tale, la mostra si configura nel salone centrale del Museo come un dialogo tra uno scultore, Iginio Iurilli e un fotografo, Francesco Bosso, intorno al concetto di ‘bianco’, inteso come assoluto, trascendente, spirituale. Iurilli lavora sul concetto di materia espansa con sculture di polveri di marmo, gesso, sale marino, costruendo un alfabeto linguistico mediterraneo.

Bosso presenta, invece, una visione minimalista, mostrando il paesaggio in una sublime semplicità. Immagini di una natura in cui il concetto di sacro si dissolve lentamente nel biancore della purezza. La mostra è a cura di Antonio Frugis e il catalogo ospita un saggio del critico Walter Guadagnini. Scrive Rosalba Branà in catalogo “Il mare, l’acqua, il sale sono gli elementi che compongono il dialogo tra uno scultore e un fotografo, un dialogo muto che fa pensare al personaggio di Baricco in ‘Oceano Mare’, Plesson, il quale dipinge il mare con l’acqua di mare e quando sulla tela anche le leggere ombre d’acqua lasciate dal pennello si asciugano e ritorna il bianco, si viene immersi in un silenzio illimitato…” Ora, il bianco si afferma anche come filo conduttore di un'intera mostra, White Tale, con un leggero ma significativo cambiamento rispetto al titolo di uno dei volumi più impegnativi dell'autore, quel White World pubblicato nel 2013 e considerabile come primo capitolo di una trilogia della natura caratterizzata dalla dialettica tra ordine e disordine. Un piccolo cambiamento linguistico, ma che sottende un'evoluzione non tanto della poetica di Bosso, quanto del rapporto tra il fotografo e i propri soggetti. Ancora una volta, è il caso di riandare a uno dei modelli riconosciuti dell'artista, Ansel Adams, che a partire da una lettura del paesaggio in chiave di documentazione prima e di interpretazione poi, è giunto a un impegno totale, di vita, nei confronti del parco nel quale operava: una presa di coscienza che passa attraverso la fotografia, e che ad essa ritorna modificandone gli accenti. Bosso non legge ormai più le formazioni bianche che incontra lungo il suo percorso come semplici, seppur mirabolanti, frammenti di un mondo che la fotografia può al tempo stesso ridare e reinventare; le legge invece come favole, come proiezioni di una realtà nel campo della fantasia.

Ma questo non accade perché il fotografo abbia deciso di allontanarsi dalla realtà, anzi, è proprio la coscienza della drammatica situazione in cui versa il pianeta a portare la selezione delle opere verso una mediata – ma non per questo meno efficace – funzione di testimonianza. E' uno dei paradossi di cui si nutre oggi questa fotografia, che si presenta come fuori dal tempo, come apparizione di una sospensione spazio-temporale, e allo stesso tempo punta il dito sulla contingenza più smaccata, sulla vera e propria attualità di un tema che dovrebbe (e purtroppo non è), essere al centro di ogni decisione presa dall'umanità, almeno da questo momento in avanti, quando i dati sul rischio di sopravvivenza del pianeta non sono più archiviabili come eccessi di allarmismo di scienziati in cerca di pubblicità. Ecco, Bosso non cambia le proprie immagini, non cambia il proprio linguaggio, ciò che è stato scritto sulla sua fotografia rimane valido anche oggi; eppure, i soggetti degli ultimi scatti parlano in modo diverso, raccontano una storia diversa, vengono percepiti secondo una differente prospettiva. Guardare oggi quegli iceberg significa guardare un mondo che va scomparendo, o forse proprio il mondo che va scomparendo.

La visione non può più essere pacificata (se mai lo è stato in questa fotografia), porta con sé la coscienza non tanto di una perdita, quanto di un rischio. Ancora, è il sublime, ma questa volta, in questo frangente, è un sentimento che non nasce solamente dalla dismisura, nasce anche dall'inquietudine. Un'inquietudine generata dalla bellezza, qui sta il paradosso di queste immagini, nelle quali peraltro si dimostra una volta di più come la fotografia possa giocare le proprie carte attraverso la molteplicità di significati che possono legarsi a un'immagine, persino indipendentemente dal contesto. In questo senso, assieme alla lezione di Adams, non può non venire alla mente anche quella, diversa per impostazione e risultati, ma non così distante negli intenti etici e nelle risoluzioni tecniche, di Sebastiao Salgado. Senza dubbio il fotografo brasiliano ha un'impostazione dichiaratamente ideologica, che guida il suo percorso sin dalle origini, e che si evidenzia nella dominante presenza umana all'interno delle sue immagini; però è anche vero che comune ai due è una visione della fotografia che passa attraverso l'assunzione della bellezza, che comunica attraverso di essa le più differenti concezioni della realtà, del mondo nella sua complessità (e non va dimenticato che comunque, pur in assenza di intenzionalità socio-politiche, lo stesso Bosso ha fotografato, all'inizio della sua ricerca, luoghi e persone, anche meno estremi di quelli che predilige oggi). Come se, in qualche modo, il confronto con la natura oggi non possa che risolversi in una presa di coscienza, non possa più confidare solo sul fascino, indubbio e irrinunciabile, dei soggetti prescelti, ma debba (e voglia) diventare anche qualcosa di altro. Come quei maestosi iceberg la cui grandezza oggi ricorda primariamente la loro fragilità, mentre un tempo era associata solamente alla loro forza, alla potenza in grado di far affondare il Titanic. Il mondo bianco è diventato una favola bianca, e come tutte le favole ha anche una morale. Walter Guadagnini


LAST DIAMONDS

LAST DIAMONDS

 

MIA PHOTO FAIR

The Mall Porta Nuova Milano
29 Aprile – 2 Maggio 2016
Stand 32A

La ricerca fotografica di un artista del paesaggio contemporaneo.
La virtù estetica incontra il rigore tematico e la caratura concettuale

Bosso presenta un’anteprima del suo ultimo lavoro, il titolo suona drammatico e ci dà subito la misura di un impegno che l’Autore coltiva da tempo nella salvaguardia dell’Ambiente e della Natura in tutte le sue forme.
Attraverso il medium fotografico pur lavorando con mezzi classici e materiali tradizionali, offre all’osservatore una visione che va oltre ed esprime concetti contemporanei, ma soprattutto cerca di diffondere e condividere quel sentimento insito nella Natura che può trasmettere ammirazione e sgomento al tempo stesso.

Una drammatica bellezza si cela dietro questi giganteschi “frantumi” di ghiacciai che si stanno sciogliendo più velocemente del previsto dal 2012!
Il “Global Warming” sta letteralmente divorando i ghiacciai della Terra; racconta l’Autore:
“Viaggiando ai confini dell’Artico ho raccolto forti emozioni, la fluidità di un simile paesaggio naturale è sconvolgente, se ne percepisce immediatamente la fragilità e soprattutto si tocca con mano il disastro in corso. Sebbene l’Artico sia tanto lontano, in realtà rappresenta il termometro della Terra, è importante che la gente apra realmente gli occhi su ciò che sta avvenendo a causa del riscaldamento globale. Questo progetto è ispirato da un contesto di ampia condivisione delle attuali problematiche ambientali del Pianeta, con l’obiettivo di denunciare lo scioglimento dei ghiacciai causato dai cambiamenti climatici e vuole essere il mio modesto contributo a sensibilizzare il pubblico affinché aderisca ad un’etica di CONSERVAZIONE di quello che è bello ed esiste e che non possiamo permetterci di perdere. Le immagini decantano la bellezza dell’Artico attraverso le emblematiche icone dei grandi Icebergs, ma offrono all’osservatore un serio spunto di riflessione.”

Icebergs ormai sempre più rari e preziosi, gioielli della natura a rischio di estinzione, hanno una vita breve, a volte solo poche settimane, eppure si mostrano fieri come montagne rocciose, inesorabilmente il vento ed il mare ne scolpiscono le pareti creando forme mutevoli senza sosta.

Il dialogo tra Arte e Ambiente può facilitare il processo del cambiamento, favorendo la percezione del problema, la Sostenibilità richiede assolutamente nuovi modi di rapportarsi con la Natura, tutto ciò è indispensabile per evitare “il punto di non ritorno”!


DISCORSI FOTOGRAFICI | INTERVIEW

Fotobar with Silvio and Federico on the latest news and some discussion on trends cameras. Today’s guest is the artist of the black and white photographer Francesco Bosso.

ASCOLTA L'INTERVISTA


PARIS PHOTO 2014

On the final day of the fair Paris Photo, arriving interviews Artribune to the protagonists that tell what happened.


THE BEAUTY BETWEEN ORDER AND DISORDER

Dal 07 Maggio 2015 al 28 Giugno 2015 - VENEZIA

LUOGO: Centro Culturale Candiani
CURATORI: Walter Guadagnini
ENTI PROMOTORI:
Centro Culturale Candiani-Direzione Attività Culturali e Turismo - Comune di Venezia
TELEFONO PER INFORMAZIONI: +39.02.84560801
E-MAIL INFO: 6Glab@seigradi.com
SITO UFFICIALE: candiani.comune.venezia.it

COMUNICATO STAMPA: Francesco Bosso, artista fotografo e interprete italiano del paesaggio e della natura selvaggia in b/n, sarà presente a Venezia con due eventi, una mostra presso il Centro Culturale Candiani dal titolo “The beauty between order and disorder” a cura di Walter Guadagnini ed una prestigiosa partecipazione alla Biennale di Venezia con una suggestiva opera all’interno della mostra “Present Nearness” curata da Susan Mains e Francesco Elisei.

La mostra “The beauty between order and disorder”, organizzata dal Centro Culturale Candiani, Servizio della direzione Attività Culturali del Comune di Venezia (inaugurazione, 7 maggio ore 18), permette di seguire l'evoluzione più recente della ricerca di Francesco Bosso in un viaggio attraverso oltre 60 fotografie che accompagnano lo spettatore alle origini del paesaggio e alle radici della fotografia. La mostra farà emergere una nuova visione delle complesse dinamiche della Natura che siamo abituati a classificare come Ordine e Disordine, dove le forme apparentemente caotiche nascondono sorprendenti ritmi di regolarità e dove paesaggi frammentati, dune in movimento, rocce scolpite, acque agitate, si inseguono alternando momenti di Ordine a momenti di Disordine.
Qui la concezione del paesaggio ha il respiro armonioso della pittura romantica, metabolizzata e dimensionata sul peso contemporaneo della visione fotografica. Il bianconero modulare, fatto di molteplici variazioni del grigio e delle scale tonali intermedie si esprime in modo pittorico, dentro il naturismo potente del paesaggio incontaminato. Una visuale metodica e lentissima, frutto di lunghe attese nei posti prescelti, di materiali pregiati su cui stampare, di tecniche dalle calibrature infinitesimali.

Walter Guadagnini, curatore della mostra, scrive:
“Bosso fotografa in bianco e nero, e le sue immagini scattate in diversi luoghi del mondo, non raccontano l'esotismo turistico di queste terre, quanto la capacità della fotografia di restituire agli occhi una realtà trasformata per via di luce e di poesia.
La sua concezione del paesaggio ha il respiro armonioso della pittura romantica, metabolizzata e dimensionata sul peso contemporaneo della visione fotografica. La sua espressione ragiona in modo pittorico, dentro il naturismo potente del paesaggio incontaminato. Una visuale metodica e lentissima, frutto di lunghe attese nei posti prescelti, di materiali pregiati su cui stampare, di tecniche dalle calibrature infinitesimali.
Il mondo di Bosso è, così, un mondo metafisico, nel quale il tempo appare sospeso, e non a caso frequentemente l'artista ama confrontarsi con paesaggi innevati, con distese d'acqua o di sabbia, con gli spazi vuoti che dicono, prima ancora che dell'assenza dell'uomo, della presenza di una natura che è insieme materia e stato d'animo, pura forma e visione simbolica, luogo dell'ordine e del disordine insieme.”

All’interno della 56esima Esposizione Internazionale d’Arte Biennale di Venezia, padiglione internazionale Grenada, Francesco Bosso si presenta con un’opera inedita creata per la mostra "PRESENT NEARNESS" curata da Susan Mains e Francesco Elisei ed esposta presso la Sala Tiziano (Opera Culturale Don Orione Artigianelli, Fondamenta delle Zattere ai Gesuati, Dorsoduro 919). L'inaugurazione ufficiale è prevista per il 6 Maggio, mentre l'apertura al pubblico dal 9 Maggio al 22 Novembre.
L’opera di Francesco Bosso rappresenta il punto di incontro tra estetica, rigore tecnico e caratura concettuale, in cui si palesa una percezione non univoca dove la scena si scompone e si ricompone continuamente e dove si può intravedere - mutando il proprio punto di vista - l’Ordine che governa il Disordine. L'Autore agganciandosi al tema "All the World's Futures" lanciato dal curatore generale della Biennale di Venezia, Okwui Enwezor, presenta un'opera che è espressione tipica del Disordine in natura, che puntualmente il tempo riporta all'Ordine.

Francesco Bosso è nato nel 1959, vive e lavora in Italia. Ha iniziato a fotografare da giovanissimo, dedicandosi soprattutto alla ritrattistica e alla fotografia di viaggio. Da queste esperienze sono nati i volumi “Swahili” e “China Crossing” A seguito dell'incontro con Kim Weston e con i rappresentanti della cultura fotografica che fa capo all'esperienza di Ansel Adams – da cui è nato il volume “Americas” del 2010 -, Bosso ha concentrato negli ultimi anni la propria attenzione sul paesaggio, reso attraverso un bianco e nero curato nei suoi minimi particolari sia in fase di ripresa che in fase di stampa. Tra le mostre più recenti, si ricordano “White-Golden-Dark” presso il Museo delle Arti Visive di Spoleto, “White World” agli Orti di Leonardo di Milano nel 2012 e alla Galleria Romberg di Latina nel 2013, “Unexpected Forms” alla Galleria Photo & Co. di Torino ancora nel 2013, e le partecipazioni ad alcune delle più importanti fiere in Italia e all'estero, da quella di Bruxelles a “Paris Photo” nelle edizioni 2013 e 2014, fino alle italiane MIA di Milano e Arte Fiera di Bologna.
www.francescobosso.com

56. Esposizione Internazionale d’Arte, Biennale di Venezia
Francesco Bosso all’interno della mostra “Present Nearness”
a cura di Susan Mains e Francesco Elisei
9 maggio – 22 novembre 2015
Sala Tiziano - Venezia

Fonte: arte.it