WATERSCAPES

WATERSCAPES

OPENING MONACO DI BAVIERA ON 14/09/18


A WHITE TALE

A WHITE TALE

FONDAZIONE MUSEO PINO PASCALI
POLIGNANO A MARE

Al Museo Pino Pascali, la doppia personale che mette in dialogo uno scultore, Iginio Iurilli e un fotografo, Francesco Bosso, intorno al concetto di bianco, inteso come elemento assoluto, trascendente.

La Fondazione Museo “Pino Pascali” di Polignano a Mare dedica una doppia personale – che inaugurerà sabato 25 febbraio alle ore 19 – a Iginio Iurilli e Francesco Bosso. Intitolata A White Tale, la mostra si configura nel salone centrale del Museo come un dialogo tra uno scultore, Iginio Iurilli e un fotografo, Francesco Bosso, intorno al concetto di ‘bianco’, inteso come assoluto, trascendente, spirituale. Iurilli lavora sul concetto di materia espansa con sculture di polveri di marmo, gesso, sale marino, costruendo un alfabeto linguistico mediterraneo.

Bosso presenta, invece, una visione minimalista, mostrando il paesaggio in una sublime semplicità. Immagini di una natura in cui il concetto di sacro si dissolve lentamente nel biancore della purezza. La mostra è a cura di Antonio Frugis e il catalogo ospita un saggio del critico Walter Guadagnini. Scrive Rosalba Branà in catalogo “Il mare, l’acqua, il sale sono gli elementi che compongono il dialogo tra uno scultore e un fotografo, un dialogo muto che fa pensare al personaggio di Baricco in ‘Oceano Mare’, Plesson, il quale dipinge il mare con l’acqua di mare e quando sulla tela anche le leggere ombre d’acqua lasciate dal pennello si asciugano e ritorna il bianco, si viene immersi in un silenzio illimitato…” Ora, il bianco si afferma anche come filo conduttore di un'intera mostra, White Tale, con un leggero ma significativo cambiamento rispetto al titolo di uno dei volumi più impegnativi dell'autore, quel White World pubblicato nel 2013 e considerabile come primo capitolo di una trilogia della natura caratterizzata dalla dialettica tra ordine e disordine. Un piccolo cambiamento linguistico, ma che sottende un'evoluzione non tanto della poetica di Bosso, quanto del rapporto tra il fotografo e i propri soggetti. Ancora una volta, è il caso di riandare a uno dei modelli riconosciuti dell'artista, Ansel Adams, che a partire da una lettura del paesaggio in chiave di documentazione prima e di interpretazione poi, è giunto a un impegno totale, di vita, nei confronti del parco nel quale operava: una presa di coscienza che passa attraverso la fotografia, e che ad essa ritorna modificandone gli accenti. Bosso non legge ormai più le formazioni bianche che incontra lungo il suo percorso come semplici, seppur mirabolanti, frammenti di un mondo che la fotografia può al tempo stesso ridare e reinventare; le legge invece come favole, come proiezioni di una realtà nel campo della fantasia.

Ma questo non accade perché il fotografo abbia deciso di allontanarsi dalla realtà, anzi, è proprio la coscienza della drammatica situazione in cui versa il pianeta a portare la selezione delle opere verso una mediata – ma non per questo meno efficace – funzione di testimonianza. E' uno dei paradossi di cui si nutre oggi questa fotografia, che si presenta come fuori dal tempo, come apparizione di una sospensione spazio-temporale, e allo stesso tempo punta il dito sulla contingenza più smaccata, sulla vera e propria attualità di un tema che dovrebbe (e purtroppo non è), essere al centro di ogni decisione presa dall'umanità, almeno da questo momento in avanti, quando i dati sul rischio di sopravvivenza del pianeta non sono più archiviabili come eccessi di allarmismo di scienziati in cerca di pubblicità. Ecco, Bosso non cambia le proprie immagini, non cambia il proprio linguaggio, ciò che è stato scritto sulla sua fotografia rimane valido anche oggi; eppure, i soggetti degli ultimi scatti parlano in modo diverso, raccontano una storia diversa, vengono percepiti secondo una differente prospettiva. Guardare oggi quegli iceberg significa guardare un mondo che va scomparendo, o forse proprio il mondo che va scomparendo.

La visione non può più essere pacificata (se mai lo è stato in questa fotografia), porta con sé la coscienza non tanto di una perdita, quanto di un rischio. Ancora, è il sublime, ma questa volta, in questo frangente, è un sentimento che non nasce solamente dalla dismisura, nasce anche dall'inquietudine. Un'inquietudine generata dalla bellezza, qui sta il paradosso di queste immagini, nelle quali peraltro si dimostra una volta di più come la fotografia possa giocare le proprie carte attraverso la molteplicità di significati che possono legarsi a un'immagine, persino indipendentemente dal contesto. In questo senso, assieme alla lezione di Adams, non può non venire alla mente anche quella, diversa per impostazione e risultati, ma non così distante negli intenti etici e nelle risoluzioni tecniche, di Sebastiao Salgado. Senza dubbio il fotografo brasiliano ha un'impostazione dichiaratamente ideologica, che guida il suo percorso sin dalle origini, e che si evidenzia nella dominante presenza umana all'interno delle sue immagini; però è anche vero che comune ai due è una visione della fotografia che passa attraverso l'assunzione della bellezza, che comunica attraverso di essa le più differenti concezioni della realtà, del mondo nella sua complessità (e non va dimenticato che comunque, pur in assenza di intenzionalità socio-politiche, lo stesso Bosso ha fotografato, all'inizio della sua ricerca, luoghi e persone, anche meno estremi di quelli che predilige oggi). Come se, in qualche modo, il confronto con la natura oggi non possa che risolversi in una presa di coscienza, non possa più confidare solo sul fascino, indubbio e irrinunciabile, dei soggetti prescelti, ma debba (e voglia) diventare anche qualcosa di altro. Come quei maestosi iceberg la cui grandezza oggi ricorda primariamente la loro fragilità, mentre un tempo era associata solamente alla loro forza, alla potenza in grado di far affondare il Titanic. Il mondo bianco è diventato una favola bianca, e come tutte le favole ha anche una morale. Walter Guadagnini


LAST DIAMONDS

LAST DIAMONDS

 

MIA PHOTO FAIR

The Mall Porta Nuova Milano
29 Aprile – 2 Maggio 2016
Stand 32A

La ricerca fotografica di un artista del paesaggio contemporaneo.
La virtù estetica incontra il rigore tematico e la caratura concettuale

Bosso presenta un’anteprima del suo ultimo lavoro, il titolo suona drammatico e ci dà subito la misura di un impegno che l’Autore coltiva da tempo nella salvaguardia dell’Ambiente e della Natura in tutte le sue forme.
Attraverso il medium fotografico pur lavorando con mezzi classici e materiali tradizionali, offre all’osservatore una visione che va oltre ed esprime concetti contemporanei, ma soprattutto cerca di diffondere e condividere quel sentimento insito nella Natura che può trasmettere ammirazione e sgomento al tempo stesso.

Una drammatica bellezza si cela dietro questi giganteschi “frantumi” di ghiacciai che si stanno sciogliendo più velocemente del previsto dal 2012!
Il “Global Warming” sta letteralmente divorando i ghiacciai della Terra; racconta l’Autore:
“Viaggiando ai confini dell’Artico ho raccolto forti emozioni, la fluidità di un simile paesaggio naturale è sconvolgente, se ne percepisce immediatamente la fragilità e soprattutto si tocca con mano il disastro in corso. Sebbene l’Artico sia tanto lontano, in realtà rappresenta il termometro della Terra, è importante che la gente apra realmente gli occhi su ciò che sta avvenendo a causa del riscaldamento globale. Questo progetto è ispirato da un contesto di ampia condivisione delle attuali problematiche ambientali del Pianeta, con l’obiettivo di denunciare lo scioglimento dei ghiacciai causato dai cambiamenti climatici e vuole essere il mio modesto contributo a sensibilizzare il pubblico affinché aderisca ad un’etica di CONSERVAZIONE di quello che è bello ed esiste e che non possiamo permetterci di perdere. Le immagini decantano la bellezza dell’Artico attraverso le emblematiche icone dei grandi Icebergs, ma offrono all’osservatore un serio spunto di riflessione.”

Icebergs ormai sempre più rari e preziosi, gioielli della natura a rischio di estinzione, hanno una vita breve, a volte solo poche settimane, eppure si mostrano fieri come montagne rocciose, inesorabilmente il vento ed il mare ne scolpiscono le pareti creando forme mutevoli senza sosta.

Il dialogo tra Arte e Ambiente può facilitare il processo del cambiamento, favorendo la percezione del problema, la Sostenibilità richiede assolutamente nuovi modi di rapportarsi con la Natura, tutto ciò è indispensabile per evitare “il punto di non ritorno”!


DISCORSI FOTOGRAFICI | INTERVIEW

Fotobar with Silvio and Federico on the latest news and some discussion on trends cameras. Today’s guest is the artist of the black and white photographer Francesco Bosso.

ASCOLTA L'INTERVISTA


PARIS PHOTO 2014

On the final day of the fair Paris Photo, arriving interviews Artribune to the protagonists that tell what happened.


THE BEAUTY BETWEEN ORDER AND DISORDER

Dal 07 Maggio 2015 al 28 Giugno 2015 - VENEZIA

LUOGO: Centro Culturale Candiani
CURATORI: Walter Guadagnini
ENTI PROMOTORI:
Centro Culturale Candiani-Direzione Attività Culturali e Turismo - Comune di Venezia
TELEFONO PER INFORMAZIONI: +39.02.84560801
E-MAIL INFO: 6Glab@seigradi.com
SITO UFFICIALE: candiani.comune.venezia.it

COMUNICATO STAMPA: Francesco Bosso, artista fotografo e interprete italiano del paesaggio e della natura selvaggia in b/n, sarà presente a Venezia con due eventi, una mostra presso il Centro Culturale Candiani dal titolo “The beauty between order and disorder” a cura di Walter Guadagnini ed una prestigiosa partecipazione alla Biennale di Venezia con una suggestiva opera all’interno della mostra “Present Nearness” curata da Susan Mains e Francesco Elisei.

La mostra “The beauty between order and disorder”, organizzata dal Centro Culturale Candiani, Servizio della direzione Attività Culturali del Comune di Venezia (inaugurazione, 7 maggio ore 18), permette di seguire l'evoluzione più recente della ricerca di Francesco Bosso in un viaggio attraverso oltre 60 fotografie che accompagnano lo spettatore alle origini del paesaggio e alle radici della fotografia. La mostra farà emergere una nuova visione delle complesse dinamiche della Natura che siamo abituati a classificare come Ordine e Disordine, dove le forme apparentemente caotiche nascondono sorprendenti ritmi di regolarità e dove paesaggi frammentati, dune in movimento, rocce scolpite, acque agitate, si inseguono alternando momenti di Ordine a momenti di Disordine.
Qui la concezione del paesaggio ha il respiro armonioso della pittura romantica, metabolizzata e dimensionata sul peso contemporaneo della visione fotografica. Il bianconero modulare, fatto di molteplici variazioni del grigio e delle scale tonali intermedie si esprime in modo pittorico, dentro il naturismo potente del paesaggio incontaminato. Una visuale metodica e lentissima, frutto di lunghe attese nei posti prescelti, di materiali pregiati su cui stampare, di tecniche dalle calibrature infinitesimali.

Walter Guadagnini, curatore della mostra, scrive:
“Bosso fotografa in bianco e nero, e le sue immagini scattate in diversi luoghi del mondo, non raccontano l'esotismo turistico di queste terre, quanto la capacità della fotografia di restituire agli occhi una realtà trasformata per via di luce e di poesia.
La sua concezione del paesaggio ha il respiro armonioso della pittura romantica, metabolizzata e dimensionata sul peso contemporaneo della visione fotografica. La sua espressione ragiona in modo pittorico, dentro il naturismo potente del paesaggio incontaminato. Una visuale metodica e lentissima, frutto di lunghe attese nei posti prescelti, di materiali pregiati su cui stampare, di tecniche dalle calibrature infinitesimali.
Il mondo di Bosso è, così, un mondo metafisico, nel quale il tempo appare sospeso, e non a caso frequentemente l'artista ama confrontarsi con paesaggi innevati, con distese d'acqua o di sabbia, con gli spazi vuoti che dicono, prima ancora che dell'assenza dell'uomo, della presenza di una natura che è insieme materia e stato d'animo, pura forma e visione simbolica, luogo dell'ordine e del disordine insieme.”

All’interno della 56esima Esposizione Internazionale d’Arte Biennale di Venezia, padiglione internazionale Grenada, Francesco Bosso si presenta con un’opera inedita creata per la mostra "PRESENT NEARNESS" curata da Susan Mains e Francesco Elisei ed esposta presso la Sala Tiziano (Opera Culturale Don Orione Artigianelli, Fondamenta delle Zattere ai Gesuati, Dorsoduro 919). L'inaugurazione ufficiale è prevista per il 6 Maggio, mentre l'apertura al pubblico dal 9 Maggio al 22 Novembre.
L’opera di Francesco Bosso rappresenta il punto di incontro tra estetica, rigore tecnico e caratura concettuale, in cui si palesa una percezione non univoca dove la scena si scompone e si ricompone continuamente e dove si può intravedere - mutando il proprio punto di vista - l’Ordine che governa il Disordine. L'Autore agganciandosi al tema "All the World's Futures" lanciato dal curatore generale della Biennale di Venezia, Okwui Enwezor, presenta un'opera che è espressione tipica del Disordine in natura, che puntualmente il tempo riporta all'Ordine.

Francesco Bosso è nato nel 1959, vive e lavora in Italia. Ha iniziato a fotografare da giovanissimo, dedicandosi soprattutto alla ritrattistica e alla fotografia di viaggio. Da queste esperienze sono nati i volumi “Swahili” e “China Crossing” A seguito dell'incontro con Kim Weston e con i rappresentanti della cultura fotografica che fa capo all'esperienza di Ansel Adams – da cui è nato il volume “Americas” del 2010 -, Bosso ha concentrato negli ultimi anni la propria attenzione sul paesaggio, reso attraverso un bianco e nero curato nei suoi minimi particolari sia in fase di ripresa che in fase di stampa. Tra le mostre più recenti, si ricordano “White-Golden-Dark” presso il Museo delle Arti Visive di Spoleto, “White World” agli Orti di Leonardo di Milano nel 2012 e alla Galleria Romberg di Latina nel 2013, “Unexpected Forms” alla Galleria Photo & Co. di Torino ancora nel 2013, e le partecipazioni ad alcune delle più importanti fiere in Italia e all'estero, da quella di Bruxelles a “Paris Photo” nelle edizioni 2013 e 2014, fino alle italiane MIA di Milano e Arte Fiera di Bologna.
www.francescobosso.com

56. Esposizione Internazionale d’Arte, Biennale di Venezia
Francesco Bosso all’interno della mostra “Present Nearness”
a cura di Susan Mains e Francesco Elisei
9 maggio – 22 novembre 2015
Sala Tiziano - Venezia

Fonte: arte.it


UNEXPECTED FORMS

Photo & Contemporary is pleased to present during Ouverture 2013 inauguration collective TorinoArtGalleries, the staff of Francesco Bosso (Barletta, 1959), known interpreter of the landscape and wildlife in b / w, in the vein of the great American tradition of Edward Brett and Kim Weston and Ansel Adams of the unforgettable and his followers John Sexton and Alan Ross, with whom the author has worked extensively in the USA.
The extraordinary mastery of the art of shooting outdoors with great size and virtuosity in the dark room with the now obsolete analogue process, allow the author to obtain wonderful prints rare and valuable fiber base papers that highlight the clean white and the depth of the tonal values and contrast.
Globetrotter by nature, after years devoted to ethnic and anthropological reports in several African countries and China, which led to some interesting photographic books, the author decided to devote himself to the landscape.
His research aims to isolate forms and natural elements in wild places, where the silence is absolute master. “The landscape is actually a vision of where they merge in a unique atmospheres and moods,” says the author, inspired by the poem Walt Whitman and an Eastern approach, almost Shinto towards nature that loves to be totally immersed.
The process of distilling patient and elaborate selection to the radical extreme synthesis, the one made by the author in respect of the places visited and subjects.
How keenly observes the critic Gianluca Martians: “The world is homogeneous in the eyes of photographer: the United States in the Seychelles, Italy to the Engadin mountains, you feel a thread that sews the different geographies to a consistent discipline of the look. Distances dwindle under the breath of view of the author, it disappears every social aspect in favor of a homogeneous global arrangement … Boxwood stops the moments and make them longer periods, it seeks out the meditative nature and a kind of cosmic consciousness of time … “
After the publication of the “White World”, a book dedicated to the many facets and density of white in nature, the author of 2012 is focusing his research on the incredible variety and majesty of the land in Iceland.
This series is called the “Golden Light” and is characterized by spectacular images with high contrast and light cuts, of which the exhibition will see some interesting and unusual specimens.

UNEXPECTED FORMS edited by Valerio Tazzetti
OPENING: Thursday 26 September from 18.30 to 23.00
EXHIBITION: 27 September – 31 October 2013
EXHIBITION HOURS: Tuesday-Saturday 11,00-13.30 / 15,30-19,30
EXHIBIT: Photo & Contemporary, Via dei Mille, 36 – 10123 Turin


FRANCESCO BOSSO ALLA BIENNALE DI VENEZIA TRA ORDINE E DISORDINE

La 56esima edizione della Biennale di Venezia è alle porte, OraZero ha intervistato in anteprima uno dei fotografi italiani protagonisti dell’evento: Francesco Bosso, ecco come si è presentato a noi:
Bosso ama definirsi un “interprete della natura selvaggia in bianco e nero”; l’artista si presenta a noi come fotografo e viaggiatore, da sempre ispirato da grandi maestri americani come Edward e Brett Weston, e collaboratore di John Sexton e Alan Ross. Al ritorno dal suo ultimo viaggio alle Hawaii ci presenta il suo progetto dal titolo “The beauty between order and disorder”, realizzato in onore delle Biennale di Venezia alla quale parteciperà con un’opera inedita e un parallela mostra personale.

La nostra intervista al fotografo inizia proprio con una domanda riguardante i suoi maestri e fonti di ispirazione. Bosso ci risponde così:

“E’ stato l’incontro con Kim Weston, nipote del grande Edward, a farmi innamorare della fotografia in bianco e nero e a darmi il via all’amore per il Paesaggio e le sue rappresentazioni naturali.”

Quali sono stati i tuoi primi lavori?

Tutte le mie opere hanno come focus la ricerca di elementi particolarmente suggestivi in luoghi incontaminati. Tra i miei lavori precedenti sicuramente vi è “Swahili – African Portraits”, per il quale sono partito con il preciso progetto di fotografare delle tribù in via di estinzione stanziate in vari luoghi del Continente come la Tanzania, Kenia, Zimbawe e Sudafrica.

Dopo L’Africa ho viaggiato per diversi anni in Cina alla ricerca delle minoranze etniche che ho fotografato e pubblicato in China Crossing. Poi sono andato negli States, ed è lì che ho cambiato radicalmente il soggetto dei miei scatti virando verso la ripresa esclusiva del paesaggio naturale.

Che cosa ha determinato questo cambiamento?

E’ stato sicuramente l’incontro con la cultura della Fotografia americana e con alcuni grandi maestri come John Sexton e Alan Ross, le loro foto in bianco e nero della natura sono state per me una grande fonte di ispirazione. Così è nata la serie Americas, dove si nota il mio cambio nel modo di riprendere il soggetto, passando da uno scatto veloce di volti ad un ritratto panoramico eseguito con pazienza e tempi di attesa lunghissimi. Vi stato poi il mio viaggio in Islanda, dal quale deriva la serie After Dark, basata su uno studio della luce crepuscolare e del gioco naturale delle luci ed ombre. Da queste mie esperienze è scaturita in me un’insita necessità di cogliere il paesaggio nella sua veste più intima, per fare ciò, però, ci vogliono molta pazienza, tanta attesa e…lunghi silenzi! C’è da dire che i tempi di realizzazione delle mie foto sono dovuti alla particolare macchina fotografica che utilizzo.

Che fedele camera ti accompagna? Perché è così determinante per le tue foto?

Io lavoro in analogico su banco ottico. Ciò significa che  non uso rullini ma grandi piastre dove è la luce stessa ad incidere l’immagine direttamente. Ogni scatto dunque è lungamente pensato, atteso e calibrato. Per fare una sola foto il tempo medio è di 20 minuti…una gran bella differenza da chi scatta in digitale! Inoltre utilizzo solamente materiali di alta qualità, preziosi al punto da essere sempre più rari come le carte baritate.

A questo punto della conversazione capiamo perché le opere di Bosso siano caratterizzate da un qualche cosa di spirituale e zen, da atmosfere mistiche che vanno oltre la ripresa di un paesaggio sublime dalle evocazioni romantiche. La fotografia di Bosso, infatti, non mira solamente a conferire una perfetta composizione naturalistica, ma essa è circondata da un’aurea di concentrazione e meditazione, ove ad emergere non è più il soggetto ritratto ma il silenzio che lo avvolge.

Il silenzio meditativo del fotografo è ben udibile nella serie White World ove gli elementi naturali di alberi e rocce emergono da una densa foschia e si stagliano su di uno sfondo bianco, i quali ricordano il pennello di artisti nipponici del XV secolo, come ad esempio Sesshū Tōyō (immagine del paravento sottostante) o lo stile pittorico monocromatico orientale del sumi-e.

Perché hai scelto questo titolo per la tua ultima mostra? Nella tua estetica che peso hanno ordine e disordine?

Il titolo è stato scelto in relazione ad uno dei temi della Biennale che si aprirà a Venezia il 9 maggio. Presso la Sala del Tiziano nel contesto della mostra “PresentNearess” presenterò un’opera inedita scattata durante il mio ultimo viaggio ad Hawaii, ove ho scattato circa 100 preziosissime foto in analogico (e sono molte!). In accordo con il tema della Biennale “All the World’s Futures” proposto dal  curatore generale della Biennale di Venezia, Okwui Enwezor, ho scelto di rappresentare il disordine di un paesaggio naturale marino, il quale tende sempre all’ordine, come una reminiscenza inconscia dell’attesa della quiete dopo la tempesta.

Mentre presso il Centro Culturale Candiani di Venezia presenterò una personale sul tema ordine-disordine che ripercorre il mio percorso fotografico dalla origini ad oggi in più di 60 fotografie.

Ringraziamo Francesco Bosso con la promessa di rivederci a Venezia a scoprire la sua opera ancora inedita scelta per la 56esima Biennale.

Dove possiamo ammirare le opere di Bosso?

Presso il Centro Culturale Candiani-Direzione Attività Culturali e Turismo

– Comune di Venezia –

8 maggio –28 Giugno 2015 (opening 7 maggio ore 18)

Centro Culturale Candiani – Venezia-Mestre

A cura di Walter Guadagnini

&

Alla 56esima Esposizione Internazionale d’Arte, Biennale di Venezia

Francesco Bosso all’interno della mostra “Present Nearness”

a cura di Susan Mains e Francesco Elisei

9 maggio – 22 novembre 2015

Sala Tiziano – Venezia

Fonte: orazero.com


WHITE WORLD FLIP THROUGH THE NEW BOOK

Silence, space, fleeting visions, natural paradises where white dominates backgrounds creates images and sometimes white and sometimes, when the grays are mixed together, palettes, natural-looking one.

Snow, Sea, Desert elements seem very far apart, here are linked by a common thread: the whiteness of WHITE.

WHITE WORLD In the author reveals the personal perception of nature as unspoiled as opposed to one in which we live, landscapes immersed in silence, appear evanescent visions, evoking a rarefied atmosphere, a grandeur that you can not escape.

A fine volume where the fine-art prints in black and white are reproduced with great care editorial, major critical essays by Roberto Mutti photography critic, curator and journalist, and Gianluca Martians curator, art critic, director of the Museum of visual arts of Spoleto.


LA NATURA PIÙ SELVAGGIA NEGLI SCATTI DI FRANCESCO BOSSO

Dune di sabbia in movimento, distese innevate, rocce scolpite, acque agitate, iceberg alla deriva: espressioni di una natura nuda e cruda che l’artista e fotografo Francesco Bosso ha saputo cogliere in un sempre fascinoso bianco e nero, nel corso dei suoi viaggi e della sua ricerca artistica. Forme solo apparentemente caotiche alle quali il fotografo, con abilità e sensibilità poetica, riesce a dare un inatteso ritmo di regolarità. Questo il leit motif della mostra The beauty between order and disorder, organizzata dal Centro Culturale Candiani, Servizio della direzione Attività Culturali del Comune di Venezia in calendario dall’8 maggio al  28 giugno (inaugurazione: 7 maggio ore 18).

Oltre 60 fotografie che conducono il visitatore in un coinvolgente viaggio alle origini della natura più selvaggia e alle radici dell’arte fotografica contemporanea. Un percorso espositivo dove ordine e disordine naturale sono in costante dialogo fra di loro e, grazie alle sapienti variazioni di scale tonali e grigi, i paesaggi ritratti assumono connotazioni pittoriche e inediti simbolismi.

L’appuntamento con la creatività di Francesco Bosso a Venezia prevede anche un altro importante capitolo. L’artista è presente alla 56esima Esposizione Internazionale d’Arte Biennale con un’opera inedita creata per la mostra Present Nearness, curata da Susan Mains e Francesco Elisei, dal 9 maggio al  22 novembre, presso la Sala Tiziano (Opera Culturale Don Orione Artigianelli, Fondamenta delle Zattere ai Gesuati, Dorsoduro 919).

The beauty between order and disorder. Fotografie di Francesco Bosso. 8 maggio – 28 Giugno 2015. Centro Culturale Candiani. Piazzale Luigi Candiani, 7, 30174 Venezia

Fonte: style.corriere.it