LANFRANCO COLOMBO

LANFRANCO COLOMBO

My Chinese friend Pa Chin (born Li Yaotang) great writer and poet, nominated for the Nobel Prize, who died in October 2005 to more than a hundred years, he would have appreciated the work of Francesco Bosso. Boxwood interested in ethnology and the relations between nations presents us with its icons all humanity, sensitivity and delicacy of these.
His images, with the depth of the tones and the ability to merge man with the landscape, remind me in some ways those of Salgado I hosted Sicof and I was honored to meet and follow on many occasions including the major exhibition Arles.


LE GOLDEN LIGHT DI FRANCESCO BOSSO IN MOSTRA ALLA STEPHEN HOFFMAN

MUNICH (GERMANY). Francesco Bosso, artista fotografo e interprete del paesaggio e della natura selvaggia in b/n, presenta per la prima volta in Germania, alla Galleria Stephen Hoffman, l’intenso lavoro fotografico “Golden Light”, un’immersione figurativa nel paesaggio islandese con cui l’artista ha stretto una sintonia alchemica.

“Golden Light” è una sintesi estrema del lavoro realizzato da Francesco Bosso in Islanda nel corso del 2012-2013: un dialogo di preziose intonazioni che si esprime nel rigore sacrale dell’atmosfera, nei volumi plastici delle montagne, nella densità oleosa dell’acqua, come se tutto fosse mercurio che trattiene la luce, irradiando riflessi metallici e raggi solarizzati durante quei lunghi crepuscoli incantati, a tratti dorati, quella magia che si rinnova in quei luoghi nel periodo compreso tra giugno e agosto e a cui l’artista voluto rendere omaggio. Lo stesso titolo si è imposto da sé, naturalmente, ad esprimere la particolare condizione di luce incontrata, una luce che esprime un apice modellante, diventa materia solida che profila i volumi del paesaggio, al punto da rendere il colore una somma epidermica e muscolare.

L’Islanda è una terra da sogno unica al Mondo, dove la natura, più che in qualsiasi altro posto, fa sentire la sua possente presenza, sfoggiando la sua Arte di plasmare paesaggi straordinari con il ghiaccio e con il fuoco. Già al poeta Giacomo Leopardi non sfuggì tutto questo, ambientando il suo “Dialogo della Natura e di un Islandese” proprio in questa terra, in cui la natura è concepita come una forza assoluta e immensa in cui l’uomo non occupa che un posto trascurabile.

Anche ora la situazione non è molto differente, la presenza umana non è che una piccola marginale comparsa nel grande spettacolo che ogni giorno la natura mette in scena.

Da queste opere emerge chiara la filosofia di Francesco Bosso: “Il Paesaggio è una visione dove uno stato d’animo e un’atmosfera si fondono”. L’intento è di rendere visibile attraverso la fotografia “l’intimità del luogo” entrando in relazione con esso. Racchiudere in un’immagine un frammento di realtà, catturare lo scorrere del tempo e rendere visibile l’invisibile, a volte offrendo anche dettagli di paesaggi non identificabili.

I soggetti si spogliano della loro apparente natura e svelano il mistero della forma pura.

“Studio e mi interrogo costantemente sull’utilizzo del medium fotografico, esplorandone i confini e provando a varcarli, così la fotografia diventa lo strumento per tradurre le idee e le visioni in qualcosa di tangibile. Vorrei che la mia fotografia oltre al mero piacere estetico fine a se stesso, offra stimoli alla mente, non necessariamente legati alla nostra esperienza, e che sappia sviluppare la visione conscia quanto inconscia del volto nascosto del mondo che ci circonda”, ha raccontato Francesco Bosso.

Golden Light

Dove: Galerie Stephen Hoffman, Fine Art Photography, Prannerstr.5, Munich – Germany

Quando: dal 22 maggio al 30 giugno 2015

Info: tel  +49  89 255-40-844 ; www.galeriehoffman.com ; www.francescobosso.com

Fonte: themammothreflex.com


FRANCESCO BOSSO. GOLDEN LIGHT

22 mag — 30 giu 2015 presso la Galerie Stephen Hoffman a Munich, Germany
Monaco di Baviera, 19 Maggio 2015 – Francesco Bosso, artista fotografo e interprete del paesaggio e della natura selvaggia in b/n, presenta per la prima volta in Germania, presso la Galleria Stephen Hoffman di Monaco di Baviera, l’intenso lavoro fotografico “GOLDEN LIGHT”, un’immersione figurativa nel paesaggio islandese con cui l’Artista ha stretto una sintonia alchemica.

“Golden Light” è una sintesi estrema del lavoro realizzato da Francesco Bosso in Islanda nel corso del 2012-2013: un dialogo di preziose intonazioni che si esprime nel rigore sacrale dell’atmosfera, nei volumi plastici delle montagne, nella densità oleosa dell’acqua, come se tutto fosse mercurio che trattiene la luce, irradiando riflessi metallici e raggi solarizzati durante quei lunghi crepuscoli incantati, a tratti dorati, quella magia che si rinnova in quei luoghi nel periodo compreso tra giugno e agosto e a cui l’Artista voluto rendere omaggio. Lo stesso titolo si è imposto da sé, naturalmente, ad esprimere la particolare condizione di luce incontrata, una luce che esprime un apice modellante, diventa materia solida che profila i volumi del paesaggio, al punto da rendere il colore una somma epidermica e muscolare.

L’Islanda è una terra da sogno unica al Mondo, dove la natura, più che in qualsiasi altro posto, fa sentire la sua possente presenza, sfoggiando la sua Arte di plasmare paesaggi straordinari con il ghiaccio e con il fuoco. Già al poeta Giacomo Leopardi non sfuggì tutto questo, ambientando il suo “Dialogo della Natura e di un Islandese” proprio in questa terra, in cui la natura è concepita come una forza assoluta e immensa in cui l’uomo non occupa che un posto trascurabile.

Anche ora la situazione non è molto differente, la presenza umana non è che una piccola marginale comparsa nel grande spettacolo che ogni giorno la natura mette in scena.

Da queste opere emerge chiara la filosofia di Francesco Bosso: “Il Paesaggio è una visione dove uno stato d’animo e un’atmosfera si fondono”. L’intento è di rendere visibile attraverso la fotografia “l’intimità del luogo” entrando in relazione con esso. Racchiudere in un’immagine un frammento di realtà, catturare lo scorrere del tempo e rendere visibile l’invisibile, a volte offrendo anche dettagli di paesaggi non identificabili.

I soggetti si spogliano della loro apparente natura e svelano il mistero della forma pura.

“Studio e mi interrogo costantemente sull’utilizzo del medium fotografico, esplorandone i confini e provando a varcarli, così la fotografia diventa lo strumento per tradurre le idee e le visioni in qualcosa di tangibile. Vorrei che la mia fotografia oltre al mero piacere estetico fine a se stesso, offra stimoli alla mente, non necessariamente legati alla nostra esperienza, e che sappia sviluppare la visione conscia quanto inconscia del volto nascosto del mondo che ci circonda”, ha raccontato Francesco Bosso.

Fonte: wsimag.com


LA NATURA PIÙ SELVAGGIA NEGLI SCATTI DI FRANCESCO BOSSO

Dune di sabbia in movimento, distese innevate, rocce scolpite, acque agitate, iceberg alla deriva: espressioni di una natura nuda e cruda che l’artista e fotografo Francesco Bosso ha saputo cogliere in un sempre fascinoso bianco e nero, nel corso dei suoi viaggi e della sua ricerca artistica. Forme solo apparentemente caotiche alle quali il fotografo, con abilità e sensibilità poetica, riesce a dare un inatteso ritmo di regolarità. Questo il leit motif della mostra The beauty between order and disorder, organizzata dal Centro Culturale Candiani, Servizio della direzione Attività Culturali del Comune di Venezia in calendario dall’8 maggio al  28 giugno (inaugurazione: 7 maggio ore 18).

Oltre 60 fotografie che conducono il visitatore in un coinvolgente viaggio alle origini della natura più selvaggia e alle radici dell’arte fotografica contemporanea. Un percorso espositivo dove ordine e disordine naturale sono in costante dialogo fra di loro e, grazie alle sapienti variazioni di scale tonali e grigi, i paesaggi ritratti assumono connotazioni pittoriche e inediti simbolismi.

L’appuntamento con la creatività di Francesco Bosso a Venezia prevede anche un altro importante capitolo. L’artista è presente alla 56esima Esposizione Internazionale d’Arte Biennale con un’opera inedita creata per la mostra Present Nearness, curata da Susan Mains e Francesco Elisei, dal 9 maggio al  22 novembre, presso la Sala Tiziano (Opera Culturale Don Orione Artigianelli, Fondamenta delle Zattere ai Gesuati, Dorsoduro 919).

The beauty between order and disorder. Fotografie di Francesco Bosso. 8 maggio – 28 Giugno 2015. Centro Culturale Candiani. Piazzale Luigi Candiani, 7, 30174 Venezia

Fonte: style.corriere.it


FRANCESCO BOSSO ALLA BIENNALE DI VENEZIA TRA ORDINE E DISORDINE

La 56esima edizione della Biennale di Venezia è alle porte, OraZero ha intervistato in anteprima uno dei fotografi italiani protagonisti dell’evento: Francesco Bosso, ecco come si è presentato a noi:
Bosso ama definirsi un “interprete della natura selvaggia in bianco e nero”; l’artista si presenta a noi come fotografo e viaggiatore, da sempre ispirato da grandi maestri americani come Edward e Brett Weston, e collaboratore di John Sexton e Alan Ross. Al ritorno dal suo ultimo viaggio alle Hawaii ci presenta il suo progetto dal titolo “The beauty between order and disorder”, realizzato in onore delle Biennale di Venezia alla quale parteciperà con un’opera inedita e un parallela mostra personale.

La nostra intervista al fotografo inizia proprio con una domanda riguardante i suoi maestri e fonti di ispirazione. Bosso ci risponde così:

“E’ stato l’incontro con Kim Weston, nipote del grande Edward, a farmi innamorare della fotografia in bianco e nero e a darmi il via all’amore per il Paesaggio e le sue rappresentazioni naturali.”

Quali sono stati i tuoi primi lavori?

Tutte le mie opere hanno come focus la ricerca di elementi particolarmente suggestivi in luoghi incontaminati. Tra i miei lavori precedenti sicuramente vi è “Swahili – African Portraits”, per il quale sono partito con il preciso progetto di fotografare delle tribù in via di estinzione stanziate in vari luoghi del Continente come la Tanzania, Kenia, Zimbawe e Sudafrica.

Dopo L’Africa ho viaggiato per diversi anni in Cina alla ricerca delle minoranze etniche che ho fotografato e pubblicato in China Crossing. Poi sono andato negli States, ed è lì che ho cambiato radicalmente il soggetto dei miei scatti virando verso la ripresa esclusiva del paesaggio naturale.

Che cosa ha determinato questo cambiamento?

E’ stato sicuramente l’incontro con la cultura della Fotografia americana e con alcuni grandi maestri come John Sexton e Alan Ross, le loro foto in bianco e nero della natura sono state per me una grande fonte di ispirazione. Così è nata la serie Americas, dove si nota il mio cambio nel modo di riprendere il soggetto, passando da uno scatto veloce di volti ad un ritratto panoramico eseguito con pazienza e tempi di attesa lunghissimi. Vi stato poi il mio viaggio in Islanda, dal quale deriva la serie After Dark, basata su uno studio della luce crepuscolare e del gioco naturale delle luci ed ombre. Da queste mie esperienze è scaturita in me un’insita necessità di cogliere il paesaggio nella sua veste più intima, per fare ciò, però, ci vogliono molta pazienza, tanta attesa e…lunghi silenzi! C’è da dire che i tempi di realizzazione delle mie foto sono dovuti alla particolare macchina fotografica che utilizzo.

Che fedele camera ti accompagna? Perché è così determinante per le tue foto?

Io lavoro in analogico su banco ottico. Ciò significa che  non uso rullini ma grandi piastre dove è la luce stessa ad incidere l’immagine direttamente. Ogni scatto dunque è lungamente pensato, atteso e calibrato. Per fare una sola foto il tempo medio è di 20 minuti…una gran bella differenza da chi scatta in digitale! Inoltre utilizzo solamente materiali di alta qualità, preziosi al punto da essere sempre più rari come le carte baritate.

A questo punto della conversazione capiamo perché le opere di Bosso siano caratterizzate da un qualche cosa di spirituale e zen, da atmosfere mistiche che vanno oltre la ripresa di un paesaggio sublime dalle evocazioni romantiche. La fotografia di Bosso, infatti, non mira solamente a conferire una perfetta composizione naturalistica, ma essa è circondata da un’aurea di concentrazione e meditazione, ove ad emergere non è più il soggetto ritratto ma il silenzio che lo avvolge.

Il silenzio meditativo del fotografo è ben udibile nella serie White World ove gli elementi naturali di alberi e rocce emergono da una densa foschia e si stagliano su di uno sfondo bianco, i quali ricordano il pennello di artisti nipponici del XV secolo, come ad esempio Sesshū Tōyō (immagine del paravento sottostante) o lo stile pittorico monocromatico orientale del sumi-e.

Perché hai scelto questo titolo per la tua ultima mostra? Nella tua estetica che peso hanno ordine e disordine?

Il titolo è stato scelto in relazione ad uno dei temi della Biennale che si aprirà a Venezia il 9 maggio. Presso la Sala del Tiziano nel contesto della mostra “PresentNearess” presenterò un’opera inedita scattata durante il mio ultimo viaggio ad Hawaii, ove ho scattato circa 100 preziosissime foto in analogico (e sono molte!). In accordo con il tema della Biennale “All the World’s Futures” proposto dal  curatore generale della Biennale di Venezia, Okwui Enwezor, ho scelto di rappresentare il disordine di un paesaggio naturale marino, il quale tende sempre all’ordine, come una reminiscenza inconscia dell’attesa della quiete dopo la tempesta.

Mentre presso il Centro Culturale Candiani di Venezia presenterò una personale sul tema ordine-disordine che ripercorre il mio percorso fotografico dalla origini ad oggi in più di 60 fotografie.

Ringraziamo Francesco Bosso con la promessa di rivederci a Venezia a scoprire la sua opera ancora inedita scelta per la 56esima Biennale.

Dove possiamo ammirare le opere di Bosso?

Presso il Centro Culturale Candiani-Direzione Attività Culturali e Turismo

– Comune di Venezia –

8 maggio –28 Giugno 2015 (opening 7 maggio ore 18)

Centro Culturale Candiani – Venezia-Mestre

A cura di Walter Guadagnini

&

Alla 56esima Esposizione Internazionale d’Arte, Biennale di Venezia

Francesco Bosso all’interno della mostra “Present Nearness”

a cura di Susan Mains e Francesco Elisei

9 maggio – 22 novembre 2015

Sala Tiziano – Venezia

Fonte: orazero.com


THE BEAUTY BETWEEN ORDER AND DISORDER

Dal 07 Maggio 2015 al 28 Giugno 2015 - VENEZIA

LUOGO: Centro Culturale Candiani
CURATORI: Walter Guadagnini
ENTI PROMOTORI:
Centro Culturale Candiani-Direzione Attività Culturali e Turismo - Comune di Venezia
TELEFONO PER INFORMAZIONI: +39.02.84560801
E-MAIL INFO: 6Glab@seigradi.com
SITO UFFICIALE: candiani.comune.venezia.it

COMUNICATO STAMPA: Francesco Bosso, artista fotografo e interprete italiano del paesaggio e della natura selvaggia in b/n, sarà presente a Venezia con due eventi, una mostra presso il Centro Culturale Candiani dal titolo “The beauty between order and disorder” a cura di Walter Guadagnini ed una prestigiosa partecipazione alla Biennale di Venezia con una suggestiva opera all’interno della mostra “Present Nearness” curata da Susan Mains e Francesco Elisei.

La mostra “The beauty between order and disorder”, organizzata dal Centro Culturale Candiani, Servizio della direzione Attività Culturali del Comune di Venezia (inaugurazione, 7 maggio ore 18), permette di seguire l'evoluzione più recente della ricerca di Francesco Bosso in un viaggio attraverso oltre 60 fotografie che accompagnano lo spettatore alle origini del paesaggio e alle radici della fotografia. La mostra farà emergere una nuova visione delle complesse dinamiche della Natura che siamo abituati a classificare come Ordine e Disordine, dove le forme apparentemente caotiche nascondono sorprendenti ritmi di regolarità e dove paesaggi frammentati, dune in movimento, rocce scolpite, acque agitate, si inseguono alternando momenti di Ordine a momenti di Disordine.
Qui la concezione del paesaggio ha il respiro armonioso della pittura romantica, metabolizzata e dimensionata sul peso contemporaneo della visione fotografica. Il bianconero modulare, fatto di molteplici variazioni del grigio e delle scale tonali intermedie si esprime in modo pittorico, dentro il naturismo potente del paesaggio incontaminato. Una visuale metodica e lentissima, frutto di lunghe attese nei posti prescelti, di materiali pregiati su cui stampare, di tecniche dalle calibrature infinitesimali.

Walter Guadagnini, curatore della mostra, scrive:
“Bosso fotografa in bianco e nero, e le sue immagini scattate in diversi luoghi del mondo, non raccontano l'esotismo turistico di queste terre, quanto la capacità della fotografia di restituire agli occhi una realtà trasformata per via di luce e di poesia.
La sua concezione del paesaggio ha il respiro armonioso della pittura romantica, metabolizzata e dimensionata sul peso contemporaneo della visione fotografica. La sua espressione ragiona in modo pittorico, dentro il naturismo potente del paesaggio incontaminato. Una visuale metodica e lentissima, frutto di lunghe attese nei posti prescelti, di materiali pregiati su cui stampare, di tecniche dalle calibrature infinitesimali.
Il mondo di Bosso è, così, un mondo metafisico, nel quale il tempo appare sospeso, e non a caso frequentemente l'artista ama confrontarsi con paesaggi innevati, con distese d'acqua o di sabbia, con gli spazi vuoti che dicono, prima ancora che dell'assenza dell'uomo, della presenza di una natura che è insieme materia e stato d'animo, pura forma e visione simbolica, luogo dell'ordine e del disordine insieme.”

All’interno della 56esima Esposizione Internazionale d’Arte Biennale di Venezia, padiglione internazionale Grenada, Francesco Bosso si presenta con un’opera inedita creata per la mostra "PRESENT NEARNESS" curata da Susan Mains e Francesco Elisei ed esposta presso la Sala Tiziano (Opera Culturale Don Orione Artigianelli, Fondamenta delle Zattere ai Gesuati, Dorsoduro 919). L'inaugurazione ufficiale è prevista per il 6 Maggio, mentre l'apertura al pubblico dal 9 Maggio al 22 Novembre.
L’opera di Francesco Bosso rappresenta il punto di incontro tra estetica, rigore tecnico e caratura concettuale, in cui si palesa una percezione non univoca dove la scena si scompone e si ricompone continuamente e dove si può intravedere - mutando il proprio punto di vista - l’Ordine che governa il Disordine. L'Autore agganciandosi al tema "All the World's Futures" lanciato dal curatore generale della Biennale di Venezia, Okwui Enwezor, presenta un'opera che è espressione tipica del Disordine in natura, che puntualmente il tempo riporta all'Ordine.

Francesco Bosso è nato nel 1959, vive e lavora in Italia. Ha iniziato a fotografare da giovanissimo, dedicandosi soprattutto alla ritrattistica e alla fotografia di viaggio. Da queste esperienze sono nati i volumi “Swahili” e “China Crossing” A seguito dell'incontro con Kim Weston e con i rappresentanti della cultura fotografica che fa capo all'esperienza di Ansel Adams – da cui è nato il volume “Americas” del 2010 -, Bosso ha concentrato negli ultimi anni la propria attenzione sul paesaggio, reso attraverso un bianco e nero curato nei suoi minimi particolari sia in fase di ripresa che in fase di stampa. Tra le mostre più recenti, si ricordano “White-Golden-Dark” presso il Museo delle Arti Visive di Spoleto, “White World” agli Orti di Leonardo di Milano nel 2012 e alla Galleria Romberg di Latina nel 2013, “Unexpected Forms” alla Galleria Photo & Co. di Torino ancora nel 2013, e le partecipazioni ad alcune delle più importanti fiere in Italia e all'estero, da quella di Bruxelles a “Paris Photo” nelle edizioni 2013 e 2014, fino alle italiane MIA di Milano e Arte Fiera di Bologna.
www.francescobosso.com

56. Esposizione Internazionale d’Arte, Biennale di Venezia
Francesco Bosso all’interno della mostra “Present Nearness”
a cura di Susan Mains e Francesco Elisei
9 maggio – 22 novembre 2015
Sala Tiziano - Venezia

Fonte: arte.it


PARIS PHOTO 2014

On the final day of the fair Paris Photo, arriving interviews Artribune to the protagonists that tell what happened.


DISCORSI FOTOGRAFICI | INTERVIEW

Fotobar with Silvio and Federico on the latest news and some discussion on trends cameras. Today’s guest is the artist of the black and white photographer Francesco Bosso.

ASCOLTA L'INTERVISTA


FESTIVAL DEI DUE MONDI – WHITE GOLDEN DARK

Francesco Bosso in Spoleto presents the new series “After Dark”, in addition to previous “White World” and “Golden Light”. A triple shooting in the scenic trip that turns into pictorial material, including infinitesimal variations of black and white and its stirring, dreamlike abstractions and calibrated geometry. VISUAL ARTSBUILDING COLLICOLA presents Francesco Bosso White Golden Dark By Gianluca Martians The exhibition is included in the official program of the Festival of the Two Worlds 28 June to 28 September 2014 Press contact About www.palazzocollicola.it Museum System: ufficiostampa@sistemamuseo.it PRESS 6Glab@seigradi.com Francesco Bosso / WHITE GOLDEN DARK by Gianluca Martians

The photographic study of an artist of the contemporary landscape
The virtue aesthetics meets the rigorous thematic and conceptual caliber
Three loops on the edge of evolutionary continuity. A unified vision

Francesco Bosso in Spoleto presents the new series “After Dark”, in addition to previous “White World” and “Golden Light”. A triple shooting in the scenic trip that turns into pictorial material, including infinitesimal variations of black and white and its stirring, dreamlike abstractions and calibrated geometry. Here, the pure photography that exceeds the boundary of technological time, crossing the threshold metaphysical space alien, places that become mental geography, the beautythat feeds images as well, rarefied as the placid water of a northern sea. GOLDEN LIGHT is figurative immersion in the Icelandic landscape. Boxwood has found analchemical harmony with the northern island, a box of precious intonations which is expressed in the rigor sacral atmosphere, plastic volumes in the mountains, in the density of oily water, as if it had mercury that holds the light, irradiating a metallic sheen and solarized-ray. Here the light expresses a peak modeling, profilingbecomes solid matter volumes of the landscape, to the point of making the color a sum epidermal and muscle. AFTER DARK ideally continues the search for the “Golden Light”, along a gradual descent into darker tones, modulations detailed gray, and marked contrast between the strong abstraction of the frame. Everything here is pure essence, the archetype of mental forms, geometry sidereal crosses the organic cycle of figuration naturist. The image is purified from all drossiconography, following the architectural imprint of Cartier-Bresson, creating sublime visions that move away from the ground and draw imaginary. WHITE WORLD is the cycle of saturation, the vertigo of white sidereal ecstasy that leads to the dark necessary. Spaces narrated confirm pictorial Bosso and his abstract consciousness, a code expression that seeks the Platonic ideal beyond the surface, beyond appearances emotionality objective, the poetic act beyond the fact narrated. Many expertspoint to the eyes on the talent of Boxwood. His view of the scenic landscape harmonious with the breath of Romantic painting Caspar David Friedrich to understand,metabolized and sized on the weight of contemporary photography. Always prefer the black and white modular, made up of many variations of gray and tonal scales in between. His expression think in a pictorial way, naturism in powerful landscape. A visual methodical and slow, the result of long waits in the places chosen, precious materials to be printed, techniques from the infinitesimal calibrations. The result is a journey of its cycles suspended, gaseous stage of the look, pure abstraction inthe power of the path taken. Boxwood seems to draw the rarefied air, giving density to the air, the skies, the water surfaces … its places are transformed into limboalien, devoid of humanity in the field, a metaverse floating imprinted on the gravity of reality. Writes Martians in “White World”, “The works of Boxwood are daughters of a respectful approach, full of living experience and a sense of roots. You understand that in his world coexist machinery valuable to history, ancient techniques ofprocessing and printing, fine papers which embodies the timeless look of the author. Do you feel the echo of some masters such as Edward Weston, Ansel Adams, John Sexton, Irving Penn, generally feel the timeless traditions of a photographic approach beyond fashion, beyond the pure technology, as well as the easy media effects … “WHITE GOLDEN DARK … three words from each of the cycles present in the Palazzo Collicola three interior views that condense in the dynamic pace of the colors … the white lights up the fulness optical and suspends the physical elements … the gold that adds precious ancestral places, their memory of longcourse, resistance that spans the mineralized human … the dark which adds to the smell of the night, the mystery of the hidden side, the depth behind every glare, behind all magic valuable. Gianluca Martians “… These are places from solid impact naturist, progeny monolithic imposing his size archaic in a constant strategy of resistance … … The distances dwindle under the breath of view of the author, it disappears every social aspect in favor of a ‘homogeneous planetary arrangement. Several chapters conscious places like the look slow, deep, rational: to tell an epic planetary rings with stone percussion, strings of trees, the wind of the wind, the keys Juventus sea. And ‘the visual music of entropy, the hook harmonic That Shakes the planet while breathing oxygen from its multiple spaces.